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Mano robotica su laptop con icona AI e segnale di allerta, simbolo delle minacce alla sicurezza dell'intelligenza artificiale generativa

5 minacce dell’AI generativa che dovresti conoscere


L’intelligenza artificiale generativa sta entrando nei processi di lavoro di studi professionali e aziende con una velocità che, fino a poco tempo fa, era difficile immaginare. Analisi, produzione di contenuti, gestione documentale, supporto alle decisioni: le applicazioni sono sempre più concrete e diffuse.

Ma ogni nuova tecnologia porta con sé nuove superfici di attacco. E l’AI generativa non fa eccezione. Anzi, introduce rischi specifici che non esistevano nel mondo IT tradizionale e che vale la pena conoscere, anche se non sei un tecnico.

Perché l’AI generativa introduce rischi diversi

Proteggere un’applicazione basata sull’AI generativa non è come proteggere un software tradizionale. I modelli di AI hanno bisogno di enormi quantità di dati per funzionare, sono quasi sempre ospitati in ambienti cloud e producono risposte variabili – lo stesso input può generare output diversi. Questa combinazione di fattori crea uno scenario nuovo per i team che si occupano di sicurezza, con superfici di attacco che prima semplicemente non esistevano.

Ecco nel dettaglio le 5 minacce più rilevanti, basate sulle principali classificazioni internazionali di rischio per l’AI ovvero:

  • OWSAP – organizzazione internazionale che analizza i rischi di sicurezza delle applicazioni, incluse quelle basate sull’intelligenza artificiale
  • MITRE ATLAS – catalogo di tecniche di attacco specifiche per i sistemi di intelligenza artificiale

1ª minaccia: poisoning

Quando i dati di addestramento vengono manipolati.”

I modelli di AI generativa imparano dai dati su cui vengono addestrati. Se qualcuno riesce a inserire informazioni false o fuorvianti all’interno di quei dati, il modello inizierà a produrre risultati distorti, senza che nessuno se ne accorga immediatamente.

È un attacco subdolo, perché colpisce alla radice: non l’applicazione, ma la sua capacità di ragionare correttamente. Immagina un sistema AI addestrato con dati contabili volutamente alterati: le risposte sembrerebbero affidabili, ma porterebbero a decisioni sbagliate. Il danno può rimanere invisibile per settimane, o addirittura mesi, prima che qualcuno noti le incongruenze.

2ª minaccia: evasione

Aggirare le difese del modello.”

Gli attacchi di evasione puntano a ingannare i sistemi di sicurezza dell’AI, modificando gli input in modo sottile. Ad esempio, un contenuto malevolo può essere nascosto all’interno di un’immagine per superare i filtri di protezione.

I cosiddetti “Jailbreak” dei modelli rientrano in questa categorie: tecniche pensare per far fare al modello qualcosa che, in condizioni normali, non dovrebbe fare. Questi attacchi possono essere mirati – quando l’obiettivo è provocare un errore specifico oppure generici, quando si cerca semplicemente di mandare in tilt il sistema. In entrambi i casi, il modello viene spinto oltre i limiti per cui è stato progettato.

3ª minaccia: estrazione funzionale

Copiare il modello senza accedervi.

In questo tipo di attacco, un malintenzionato interroga ripetutamente un modello AI e usa le risposte per ricostruire una copia funzionante dello stesso. Una volta ottenuto il modello “clone”, può studiarlo in dettaglio per individuare vulnerabilità e pianificare attacchi più mirati contro la versione originale.

È un rischio concreto soprattutto per le organizzazioni che sviluppano applicazioni AI personalizzate. Il modello clonato diventa, di fatto, un laboratorio in cui l’attaccante può sperimentare liberamente, senza lasciare tracce nel sistema originale. E tutto parte da qualcosa di apparentemente innocuo: semplici domande.

4ª minaccia: inversione

Risalire ai dati sensibili del modello.

Simile all’estrazione funzionale, l’attacco di inversione parte sempre da interrogazioni ripetute al modello, ma con un obiettivo diverso: ricostruire i dati su cui il modello è stato addestrato. Questo significa che un attaccante potrebbe potenzialmenteaccedere a informazioni riservate – dati di clienti, documenti interni, informazioni finanziarie – che erano stati usati per “insegnare” al sistema.

Per studi professionali e aziende che trattano dati sensibili ogni giorno, questa minaccia è perticolarmente critica. Non si tratta solo di una violazione tecnica: è un rischio diretto per la riservatezza delle informazioni che i clienti vi affidano.

5ª minaccia: prompt injection

“Manipolare il modello con input malevoli.

È probabilmente la minaccia più conosciuta e discussa. Gli attacchi di prompt injection consistono nell’inserire istruzioni nascoste all’interno dei messaggi inviati al modello, con l’obiettivo di fargli ignorare le regole originali e comportarsi in modo dannoso.

L’88% delle organizzazioni si dichiara preoccupato per questo tipo di attacco. La natura stessa dell’AI generativa, progettata per adattarsi agli input che riceve, la rende particolarmente vulnerabile a questa tecnica. Un prompt ben costruito può far rivelare informazioni riservate, aggirare filtri di sicurezza o produrre contenuti che il sistema non avrebbe mai dovuto generare.

Conoscere le minacce è il primo passo per proteggersi

Nessuna di queste minacce deve spaventare al punto da rinunciare all’innovazione. Al contrario: conoscerle è il prerequisito per adottare l’AI in modo consapevole e sicuro. Il panorama delle minacce evolve rapidamente, ma le organizzazioni che investono nella comprensione dei rischi sono anche quelle meglio posizionate per cogliere le opportunità.

La sicurezza dell’AI non è un tema solo per gli specialisti IT. È una questione strategica che riguarda chi guida un’impresa, uno studio professionale, un team. E affrontarla oggi significa costruire basi solide per il futuro.


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