Gestione della Suite Microsoft 365

Gestione e archiviazione documentale su Cloud

Migrazione gestionale in Cloud

Aggregazione studi professionali

Dashboard per analisi dati

Soluzione di log management

Sicurezza e formazione informatica

Gestione della rete fisica aziendale

Contattaci per trovare la soluzione IT giusta per te

I 4 modi di lavorare con l’AI: qual è quello giusto per te?


C’è una domanda che gira spesso negli studi e nelle aziende che hanno appena introdotto l’intelligenza artificiale: la stiamo usando abbastanza?

È la domanda sbagliata.

Il Work Trend Index di Microsoft — la ricerca condotta su 20.000 professionisti che utilizzano l’AI al lavoro in dieci mercati, Italia compresa — arriva a una conclusione diversa e più utile: quello che distingue chi ottiene risultati concreti non è la quantità di utilizzo, ma la capacità di capire quale modalità di lavoro serve in quel momento.

Perché con l’AI non si lavora in un solo modo. Se ne lavora in quattro. E chi li conosce tutti, e sa quando usarli, non si limita a usare l’intelligenza artificiale: la governa.

Non conta quanto usi l’AI, conta come la usi

Il modo in cui lavori con l’AI dipende da due variabili, e nessuna delle due riguarda la frequenza.

  • La prima è quanto sei tu a guidare il lavoro: se stai definendo la direzione passo per passo o se stai supervisionando un risultato che si costruisce in autonomia.
  • La seconda è quanto lavoro fa effettivamente l’agente: se si limita a rispondere o se ragiona, usa strumenti, mette in fila più passaggi.

Attenzione: non sono due facce della stessa medaglia. Puoi essere molto coinvolto su un compito in cui l’AI fa poco, oppure poco coinvolto su un compito in cui fa tantissimo. Entrambe le variabili possono essere alte o basse nello stesso momento.

Incrociandole, emergono quattro modalità: chiedere, esplorare, collaborare e delegare. Nessuna è più evoluta delle altre. Sono semplicemente adatte a cose diverse.

Un dato aiuta a capire quanto siano diverse: l’analisi delle conversazioni con Microsoft 365 Copilot mostra che quasi la metà riguarda lavoro cognitivo — analizzare informazioni, risolvere problemi, valutare, pensare in modo creativo. Non produzione di testi, non ricerca di dati. Ragionamento.

1. Chiedere: la modalità che conoscono tutti

È la porta d’ingresso. Richieste rapide che richiedono scambi altrettanto rapidi.

Cercare un dato, una data o una definizione. Riscrivere una frase per migliorarne chiarezza, tono o lunghezza. Riformattare una piccola tabella o convertire unità di misura.

Funziona bene, richiede pochissimo sforzo e restituisce valore immediato. Il problema è che la maggior parte delle persone non esce mai da qui. Usa l’AI come un motore di ricerca un po’ più educato e conclude che “non serve a molto”.

Se ti riconosci in questa descrizione, il primo passo è capire che anche dentro una singola richiesta puoi ottenere risposte molto diverse: ne abbiamo parlato quando abbiamo visto come cambiano le tre modalità di risposta di Copilot a seconda di quello che chiedi.

2. Esplorare: testare prima di fidarti

Questa è la modalità che nessuno mette in agenda e che invece previene i guai.

Significa verificare se l’AI regge un flusso di lavoro prima di appoggiarci sopra un processo dello studio o dell’azienda. Provare strategie di richiesta diverse su un’attività che non hai mai automatizzato. Capire dove finisce l’autonomia di un agente e dove serve la tua firma.

È tempo che sembra sprecato e non lo è. Un’ora passata a testare come si comporta l’AI su una riconciliazione o su una circolare interna ti dice, in anticipo, se quel processo è delegabile o se va tenuto sotto controllo umano. Senza quell’ora, lo scopri il giorno in cui conta.

3. Collaborare: quando il lavoro richiede entrambi

Qui non stai chiedendo un risultato: lo stai costruendo insieme.

Perfezionare una proposta attraverso più passaggi di revisione. Costruire un’analisi in cui ogni risultato ridefinisce la domanda successiva. Redigere una comunicazione in cui tono e inquadramento richiedono giudizio umano — una lettera a un cliente difficile, una risposta che deve dire una cosa scomoda senza rompere un rapporto.

È probabilmente la modalità più preziosa per un professionista, perché è quella in cui la tua competenza tecnica e la capacità di elaborazione dell’AI si sommano davvero. Tu porti il contesto, la sensibilità, la responsabilità della decisione. L’AI porta velocità, alternative, un interlocutore instancabile con cui ragionare.

4. Delegare: tu dai la direzione, l’agente esegue

La modalità più avanzata e quella che sta crescendo più rapidamente.

Trasformare appunti grezzi in un riepilogo strutturato o in una bozza di documento. Estrarre, formattare e confezionare un report ricorrente a partire da input standard. Compilare una sintesi di ricerca su fonti che hai già definito tu.

La parola chiave è direzione. Delegare non vuol dire sparire: vuol dire definire con precisione il risultato che vuoi e lo standard di qualità accettabile e poi lasciare che l’esecuzione avvenga. Il numero di agenti attivi nell’ecosistema Microsoft 365 è cresciuto di quindici volte in un anno, proprio perché è qui che si concentra il guadagno di tempo più visibile.

Se questa modalità ti interessa, vale la pena capire prima come funzionano gli strumenti che la rendono possibile: ne abbiamo parlato in un approfondimento su cosa cambia concretamente quando in azienda entrano gli Agent AI.

La vera competenza è scegliere la modalità giusta

Ed eccoci al punto.

Chi lavora meglio con l’intelligenza artificiale non si distingue per la modalità che usa, ma per il fatto di sapere quale modalità richiede quel compito specifico. È una scelta che si fa prima di iniziare, non durante.

I dati lo confermano in modo netto: tra i professionisti più avanzati nell’uso dell’AI, il 45% dichiara di fermarsi deliberatamente prima di cominciare un lavoro per decidere cosa affidare all’AI e cosa tenere per sé, contro il 30% di tutti gli altri. E molti scelgono consapevolmente di svolgere una parte del lavoro senza AI, per non perdere la mano.

Non è diffidenza. È il contrario: è la consapevolezza che l’AI amplifica quello che sai fare, e quindi conviene continuare a saperlo fare.

La stessa ricerca lo mostra anche da un’altra angolatura. Alla domanda su quali competenze umane diventino più importanti man mano che l’AI prende in carico più lavoro, le due risposte in testa sono il controllo di qualità dell’output e il pensiero critico, cioè la capacità di analizzare le informazioni con obiettività e arrivare a un giudizio motivato. E l’83% dei professionisti italiani dichiara di trattare quello che produce l’AI come un punto di partenza, non come una risposta definitiva: la responsabilità del pensiero resta umana.

Il fattore che fa davvero la differenza non è individuale

Qui arriva il risultato più controintuitivo della ricerca e vale la pena leggerlo con attenzione se stai valutando come introdurre l’AI nel tuo studio.

Analizzando ventinove fattori diversi, quelli che si correlano più fortemente all’impatto reale dell’AI non sono individuali, sono organizzativi: la cultura interna, il supporto dei responsabili, le pratiche con cui le persone vengono formate e valutate. Insieme pesano più del doppio rispetto all’atteggiamento e alla predisposizione del singolo.

Il che significa una cosa molto concreta: puoi avere le persone giuste e non vedere risultati, se attorno a loro non c’è un contesto che permette di applicare quello che hanno imparato.

Cosa fanno di diverso le organizzazioni che ci riescono?

Poche cose, ripetute. Ragionano sui processi in gruppo per individuare dove l’AI può essere utile, invece di lasciare che ognuno si arrangi. Condividono ciò che funziona e — soprattutto — anche gli errori. Discutono apertamente quale sia lo standard di qualità accettabile per un lavoro svolto con l’AI. Sono abitudini di squadra, non talenti personali.

È esattamente il motivo per cui l’adozione dell’intelligenza artificiale non è un progetto tecnologico ma organizzativo: un tema che avevamo affrontato ragionando sui fattori che determinano il successo dell’AI in azienda, e che questa ricerca conferma con i numeri.


Le quattro modalità non sono un modello teorico da appendere in bacheca. Sono una griglia di lettura da usare lunedì mattina: davanti al prossimo compito, chiediti se serve chiedere, esplorare, collaborare o delegare. Nella maggior parte dei casi scoprirai che stavi usando la modalità sbagliata — e che quella giusta costa meno fatica.

Se vuoi capire da dove partire per costruire questo metodo nel tuo studio o nella tua azienda, in MyDigit affianchiamo professionisti e imprese nell’adozione dell’intelligenza artificiale con un approccio che parte dai processi. Scrivi a mydigit@mydigit.it


Articoli correlati